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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di artefatti (del 11/06/2010 @ 16:32:06, in storie, linkato 1804 volte)

E’ un edificio che non esiste. Un fotomontaggio. Tanto più che l’austera architettura anglosassone poco sposa le nostre tapparelle avvolgibili, ma erano necessarie… il loro posto era quello, serviva una tela su cui dipingere chitarre. Come pure serviva almeno un altro piano, le chitarre da disegnare erano troppe, e in poche, avrebbero raccontato troppo poco. Un posto dove ubicarlo ci sarebbe stato senz’altro, dall’Alabama al più ignobile sobborgo di Londra.

 

Mi è capitato spesso di fare copertine, libri, riviste, album, siti web, opuscoli, ogni sorta di incarto destinato a raccogliere e custodire qualcosa. Ma non mi era mai capitato di confezionare la custodia ad un sogno, ecco: quello mai. Sarà per questo che quando “il Bigi” mi ha riparlato del suo sogno, di quel libro di racconti plasmati ciascuno su un modello di chitarra elettrica, beh, quel sogno l’ho sentito pure un po’ mio. Sarà che siamo entrambi improbabili musicisti e che, comunque, abbiamo passato una cospicua parte della nostra vita imbracciando, cavalcando o semplicemente ammirando strumenti. Sarà pure che il buon dio (ci sarà da qualche parte, boh?) ha pensato magari ad un compito diverso per ciascuno di noi… sarà per questo o per altro ancora che come mi ha proposto di confezionare il nobile incarto, ho immediatamente capito che era roba mia.

 

Non è servita neanche la descrizione del Grand Hotel des Guitars… inutile raccontarsi quello che già sapevamo. Abbiamo soggiornato talmente tante volte in quella stamberga che potremmo riverniciarne ogni elemento, azzeccando ogni colore al primo colpo, senza neanche consultare il catalogo Pantone.

E così ho mandato una prima bozza al Bigi, solo la copertina del libro (quella del CD allegato sarebbe venuta in seguito), ben specificando che era solo un primo tentativo… “Non toccare nulla: è perfetta!”. Tale è rimasta, titoli compresi. Partenza e arrivo erano lo stesso punto.

 

Poi è venuto il CD. “Sai, molti amici chitarristi (tra i più nobili turnisti di molti Big della musica italiana. Ndr.) mi hanno dato dei brani per fare un compact-disc da allegare al libro”. Gran figata! Parole e suoni, nulla di più completo, un'opera omnia.

L’idea è andata subito al Libro degli Ospiti del Grand Hotel, al Guestbook, quello rilegato in pelle scura, destinato a raccogliere testimonianze di rilievo, le presenze che danno lustro. Tutti chitarristi. C’era quindi bisogno di un altro elemento distintivo, e una chitarra sarebbe stata fuori posto…  ciascuno ha la sua, forma e colore non avrebbero abbracciato tutti. Ma un “plettro” sì. La penna è la penna… e così ne ho plasmata una adeguata e l’ho posata su quella inestimabile raccolta di gioie. Poi ne ho presa un’altra e l’ho infilata tra le corde sul manico, tra le chiavette e il ponte, luogo deputato al suo riposo. L’inevitabile giaciglio di ogni plettro. Era appena nata la serigrafia del disco.

 

Ci è sembrato tutto molto bello e appropriato, un progetto grafico nato in pochissimo tempo, come fosse sempre stato lì, a portata di mano. Fosse sempre così…

Mi piaceva scriverla ‘sta cosa. Mi andava di raccontarla perché ogni cosa bella va raccontata, sennò è fine a se stessa.

 

Il libro ed il cd ora sono tuttuno. Sono stampati, incisi e in vendita. Grafica a parte, le parole sono sogni, e le note poesia. Coloro che vi hanno partecipato lo hanno fatto con orgoglio e dedizione, e il risultato ha sorpreso anche loro. Ieri sera c’è stata la presentazione presso il Darsena Live Music di Castiglione del Lago (PG), una splendida location sul Lago Trasimeno. Si racconta che c’era un fiume di gente, sul lago… ma le chitarre erano di più, chi ne ha portata una, chi ne ha portate otto… alcune non hanno neanche trovato posto all’interno e sono state riaccompagnate con garbo e custodia in macchina. Si racconta che ce ne erano di incredibili, di impensabili. Si racconta che per farle smettere di suonare si è dovuto ricorrere all’asporto a braccia del musicista J.

Soprattutto si racconta che è nato qualcosa di più di un libro e un disco.

Il resto scopritelo da soli.

 

GRAND HOTEL DES GUITARS – Piccoli racconti a forma di grandi chitarre (Effigi Edizioni)

Allegato il Compact-Disk con 17 tracce originali: Guestbook Tracks (Ed. Joe&Joe).

Gli autori sono Massimo Bigi, Gino Saladini e Simone Fraschini… i musicisti sono tanti, e tutti straordinari.

La voce del portiere d’albergo è quella di Alessandro Benvenuti.

La grafica è di Artefatti.

 

Quattordici euro sono addirittura un prezzo irrisorio per un sogno.

Su Facebook Grand Hotel des Guitars

Un brano da YouTube

Grand Hotel des Guitars, Effigi Edizioni, Joe&Joe, artefatti

 

 

 

 
Di artefatti (del 04/02/2009 @ 11:14:18, in storie, linkato 1009 volte)

Utilizzo la splendida vignetta dell'amico Marco Tonus per invitarvi a sottoscrivere l'APPELLO PER IL DIRITTO ALLA LIBERTA' DI CURA e a leggere la riflessione di Ignazio Marino riportata sul blog ZetaVu

Eluana, testamento biologico, Tonus

 
Di artefatti (del 11/11/2008 @ 15:41:51, in storie, linkato 1126 volte)
 
Di artefatti (del 12/07/2008 @ 16:49:09, in storie, linkato 1081 volte)

Si può non averlo capito, si può non averlo apprezzato e si può anche non averlo sopportato.

Di sicuro dobbiamo riconoscere a Gianfranco Funari di aver provato a mettere la televisione al servizio del telespettatore, anziché renderlo, secondo consuetudine, cliente e schiavo.

 

"Ve sete persi 'n grosso sindaco"

 

Gianfranco Funari
 
Di artefatti (del 17/06/2008 @ 11:48:30, in storie, linkato 1070 volte)

RISO DEGLI ANGELI

Grazie, grazie, grazie... agli amici de "il riso degli angeli", a Mabuse, ai lettori, ai votanti e ai colleghi svignettatori! (Cliccare sull'immagine, please...)

Mabuse, Riso degli angeli, Winner, artefatti
 
Di artefatti (del 19/05/2008 @ 10:09:53, in storie, linkato 1016 volte)

Perdonate l'autore se oggi non posterà una simpatica vignetta... ma la domenica appena passata attaccato al cellulare, a scambiare messaggi con amici e colleghi al lavoro nella splendida Catania, gli ha tolto un po' della solita allegria con cui si approccia alla giornata calcistica... Meglio postare l'articolo di un fraterno amico che può raccontare compiutamente quanto accaduto; con la speranza di amplificare ancor più queste poche righe pubblicate su un quotidiano locale (il Romanista), narranti fatti che probabilmente non leggeremo altrove, espressi con la stessa forza.

INCUBO A CATANIA

«Noi, giornalisti salvi per miracolo nell'inferno»

Dall'inviato a Catania DANIELE LO MONACO

Forse è stato quando l'attenzione s'è spostata verso il pullman della Roma, che è passato sulla strada attigua proprio in quel momento - verrebbe da dire provvidenzialmente se non fosse che anche lì poi si sfiorerà la tragedia - che il branco di vigliacchi che ci stava aggredendo ha mollato la presa. Altrimenti chissà quando sarebbe finita e soprattutto come. Nei secondi immediatamente successivi - eravamo intorno alle 13.30, un'ora e mezza prima della partita - l'orda si è riversata addosso al pullman della Roma: insulti, sputi, manate, calci alle fiancate e poi, quel ch'è peggio, un vetro sfondato con un martelletto di chirurgica precisione e un sasso di grandi proporzioni lanciato contro il parabrezza che, per fortuna, ha tenuto. Tutto ripreso e documentato dalle telecamere della polizia: le immagini sono da ieri pomeriggio al vaglio degli inquirenti per le identificazioni del caso. Nel frattempo il nostro taxi era riuscito a sfilarsi dal vicolo sostanzialmente cieco in cui s'era infilato e dopo qualche altro metro ha lasciato i clienti - il vostro cronista e due inviati di Repubblica, Gamba e Chiusano - presso le transenne che adesso delimitano l'immensa piazza diventata tristemente famosa la sera della tragedia Raciti, quella dove scorrazzavano i due Defender del reparto Celere nel vano tentativo di disperdere i facinorosi che volevano spaccare tutto. Scene di ordinaria violenza a Catania, Italia, nel 2008, dov'è ancora possibile che un gruppo di vigliacchi repressi possa circondare un taxi e, messo a tacere il conducente catanese - «Muuuto devi stare» - cominciare a colpire senza motivo con violenza cieca gli occupanti, cercando di trascinarne fuori qualcuno, e magari lavorarlo meglio lì, in mezzo alla strada, davanti agli occhi di altre centinaia di tifosi che guardano senza intervenire. Limitati i danni riportati: la tessera giornalistica che chi scrive ha mostrato per testimoniare che la presenza allo stadio era giustificata da motivi professionali è stata strappata via dalle mani e finita chissà dove, qualche colpo sulle braccia protese in difesa, qualche calcio ben assestato soprattutto ai due malcapitati seduti sui posti posteriori, quasi strappati fuori dall'abitacolo di peso, e ovviamente molti danni alla carrozzeria del taxi. Dentro, l'atmosfera di caccia all'uomo s'è intensificata soprattutto dopo i gol dell'Inter, come raccontiamo nella cronaca della partita. E aggiungiamo le testimonianze raccolte sul volo di ritorno, dove la rabbia per il secondo posto s'è mischiata alle considerazioni sullo scampato pericolo: quelle di chi era in panchina, minacciato dagli inservienti di morte qualora la Roma non avesse fatto pareggiare il Catania, dei dirigenti in tribuna, costretti a lasciare lo stadio tra gli insulti prima della fine, dei giocatori, schifati da tutto. E non solo per l'epilogo del campionato.

19/05/2008 (il Romanista)

ps. Lega Calcio, A.S.Roma, A.I.A., FIGC, Osservatorio sulle Manifestazioni Sportive, Ordine dei Giornalisti e Istituzioni Varie "interessate": beh?...

 
Di artefatti (del 18/01/2008 @ 14:43:47, in storie, linkato 1115 volte)
 
Di artefatti (del 06/11/2007 @ 09:03:58, in storie, linkato 915 volte)
 
Di artefatti (del 03/08/2007 @ 22:42:44, in storie, linkato 1173 volte)
 
Di artefatti (del 03/05/2007 @ 17:59:58, in storie, linkato 1024 volte)
 
Di artefatti (del 21/03/2007 @ 16:38:01, in storie, linkato 1187 volte)

Oggi sì: è un Giorno Speciale. Un Campo di Calcio! Una cosa grande Albe'... un luogo dei sogni. Mica un calcio-balilla per pupazzetti in plastica infilzati! E chi ne calcherà l'erba saprà...

Ne parla l'amico Daniele sul suo blog.

Alberto D'Aguanno, Daniele Lo Monaco
 
Di artefatti (del 16/03/2007 @ 09:32:36, in storie, linkato 1325 volte)
 
Di artefatti (del 26/02/2007 @ 11:30:48, in storie, linkato 2422 volte)
 
Di artefatti (del 11/12/2006 @ 09:38:44, in storie, linkato 1588 volte)

E’ una delle ultime gag che Alberto D'Aguanno ha regalato a chi lo ascoltava ogni mattina. Nata dal commento radiofonico alle gesta dell’ultimo giocoliere brasiliano in ordine di tempo durante la trasmissione Campo Testaccio, condotta da David Rossi e Dario Bersani sull’emittente romana Rete Sport. Facile rintracciare su Youtube i filmati di questo piccolo trequartista (Foquinha) che dribbla gli avversari con la palla sulla testa… da qui lo scontato battesimo. Un gesto tecnico spettacolare quanto vano, nella maggior parte dei casi… uno di quei gesti che irritavano simpaticamente Alberto. Poiché il calcio, sul campo, è una cosa seria. Fuori no. Fuori ci siamo noi che ci scherziamo e ci soffriamo su, ed il primo a farlo era proprio lui, riverente ed irriverente come al solito.

E’ anche l’ultima battuta in grafica scambiata via e-mail con Alberto… mi piace ricordarlo così.

 

 
Di artefatti (del 17/05/2006 @ 16:50:51, in storie, linkato 2084 volte)

Giorni di fuoco per l’informazione. Qualcuno dovrà, prima o poi, analizzare il rimbalzo mediatico di certe notizie.Una, davvero curiosa, proveniente dal Regno Unito, ci racconta di un giovane curato di origine congolese, Guy Goma, che presentatosi presso gli studi della BBC per un colloquio di lavoro, viene trascinato in diretta per uno scambio di persona ed intervistato su una sentenza legale riguardante una major discografica… fatto di cui non conosceva neanche l’esistenza.

News dalla risonanza galattica, rintracciabile su qualunque mezzo d’informazione. Ma è davvero il caso meravigliarci? No, non ne vale la pena. La nostra tradizione orale è piena di queste storielle… ce n’è una, ad esempio, che proprio in questi giorni ci ha davvero incuriosito. Narra di un ferroviere, che al termine del suo turno di lavoro, riprendendo la strada di casa, si sofferma ai bordi di un campo di calcio di periferia ad osservare una partita di ragazzini assortiti alla bene e meglio dal parroco di una chiesetta poco distante. Preso dalla foga sportiva, decide di togliersi giacca e cappello per aiutare il religioso nel dirigere quella banda di scalmanati in mutande che, in mezzo alla polvere, si dirige alla casuale ricerca del pallone.

Poche ed incerte disposizioni si riveleranno sufficienti ad organizzare il gruppo di volenterosi ragazzini, tanto che il parroco, lo convince a ripresentarsi al campo in altre occasioni. E così, iscritta la squadra al locale campionato giovanile, parroco e ferroviere, cominciano la loro avventura nel mondo del calcio con discreti risultati. Di lì a poco, incalzati dalle ridondanti voci di canonica, tutti i parrocchiani cominciano a decantare le doti di questo luminare del calcio, ferroviere per caso. Solo lui, ma ha difficoltà ad ammetterlo anche a se stesso, nel suo intimo, sa di capirne ben poco… e dunque, allettato dall’entusiasmo creatoglisi attorno, decide di rincorrere il sogno e lasciare le rotaie.

Baserà la sua disciplina su un semplice postulato: il calcio non è poi così differente dalla ferrovia. L’esperienza dice che dopo aver posto le basi (l’organizzazione e la solida massicciata), occorre posare una traversina dopo l’altra - pazienza e scrupolo - ed imprimere infine, la dura legge del ferro, che tutto blocca e fa scivolare il treno. Nulla di più semplice. Applicando gli stessi concetti al mondo del calcio, riesce in qualche anno a ricostruirlo fedele ai suoi dogmi.

C’è un altro concetto che il ferroviere non ha mai ignorato: i passaggi a livello. Sono vitali e pericolosissimi, ed esistono nel calcio come sulle strade ferrate. Responsabilità impone che vadano controllati di persona, tutti! Compito improbo ma non impossibile. La risoluzione è frutto di un colpo di genio: il telefono! Basta un gruppo di amici sufficientemente attenti (non necessariamente competenti) e qualche telefono cellulare per governare l’intero traffico. “Sì, apri lì. Chiudi di là”. “Passa prima lui e dopo quell’altro”: bazzecole per un esperto ferroviere.

Poi l’incidente. Inaspettato quanto inevitabile. E’ notizia di questi giorni che il nostro ferroviere, ormai assurto al completo governo del suo mondo, vistosi scoperto, ha definitivamente abbandonato il suo sogno. Un incidente glielo ha ucciso. Un bel sogno, più di ferro che di cuoio, ma pur sempre un bel sogno, peccato perché, lui, in questa grande passione, ci metteva l'anima. A noi resta la favola… o sarà mica una notizia rilevante, anche questa?

Artefatti

 
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